"...quando i personaggi son vivi, vivi veramente davanti al loro autore,questo non fa altro che seguirli nell'azione, nelle parole, nei gesti ch'essi appunto gli propongono; e bisogna ch'egli li voglia com'essi si vogliono; e guai se non fa così! Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant'altre situazioni in cui l'autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l'autore non si sognò mai di dargli!..."
E per questo GRAZIE Andrea...
E sento così vere, così dentro, così vere queste..."...Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi - veda - si crede "uno" ma non è vero: è "tanti", signore, "tanti" secondo tutte le possibilità d'essere che sono in noi: "uno" con questo, "uno" con quello, diversissimi!E con l'illusione, intanto, d'esser sempre "uno" con tutti, e sempre "quest'uno" che ci crediamo in ogni nostro atto. Non è vero, non è vero! Ce n'accorgiamo bene quando in qualcuno dei nostri atti, per un caso sciaguratissimo, restiamo come all'improvviso come agganciati e sospesi: ci accorgiamo, voglio dire, di non esser tutti in quell'atto, e che dunque un'atroce ingiustizia sarebbe giudicarci da quello solo, tenerci agganciati e sospesi, alla gogna, per un'intera esistenza, come se questa fosse assommata tutta in quell'atto!..."
venerdì 3 aprile 2009
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