INTRECCITEATRALI E' NATO

"Se dovessi spiegare tutto questo con una sola frase, direi che si tratta soltanto di dare se stessi. bisogna darsi in modo totale, nella propria intimità più profonda, con fiducia, come si dà nell'atto d'amore" 
"Grotowsky"

giovedì 4 dicembre 2008

GIovedì una notte qualsiasi

E' una notte tranquilla, fuori il mondo tace in attesa di un qualcosa che forse potrebbe arrivare.
l'attesa. sembra che nell'attesa tutto si fermi, ci sia una strana calma che assomiglia ad un quadro immobile e poi ecco l'esplosione del colore il quadro si dipinge e l'attesa si trasforma in un galoppo verso un obiettivo preciso. 
come il nostro corpo in scena, immobile  come un quadro ma presente come la vita, per diventare un'esplosione di emozione che si è accumulata nella nostra anima.
Ecco il mio pensiero della settimana, non ci siamo visti, siamo in attesa, ma l'attesa non è vuota, bensì piena di energia pronta a esplodere in creatività quando torneremo a solcare quel palcoscenico, quando galopperemo raccontando la nostra storia con l'esigenza accumulata in una attesa. un'attesa lunga, faticosa, un'immobilità presente attiva, viva, energica
e' uno sforzo ripagato da noi stessi

4 commenti:

Valentina ha detto...

Attesa proprio così..Più ripenso al lavoro che stiamo facendo,più temo di non farcela..
mi accorgo di non essere in grado di ascoltare come dovrei e non
vorrei bloccare qualcuno con la mia invadenza..lo so,che pensarci
è controproducente..vedremo

Infinito stellato,tu,la notte alla mente
che ti sta ansiosa dici che sei il mistero;
il giorno efimero ti nasconde allo sguardo,
il giorno che è nulla nell’immenso tuo,
il giorno che è tutta la vita dell’uomo.
Infinito oscuro,stellato,
solo al tuo silenzio comprende l’uomo
che tra un’eternità tu gli sarai ancora un mistero,
sempre un mistero. CESARE PAVESE

«Mes compagnons d’hier d’aujourd’hui des tous jours..»
spero di ritrovarvi presto,mi mancate tutti.
Valentina

cinzia ha detto...

Mia cara Valentina "ascoltarsi" e ascoltare gli altri non è cosa semplice;io ci provo da tanto tempo e ancora faccio fatica a mantenere uno stato di attenzione costante;mi sono confrontata con chi ha fatto un percorso simile al nostro e ho riscontrato la stessa difficoltà quindi credo sia normale e che ci voglia tempo,impegno e pazienza;le poche volte in cui sono riuscita veramente ad ascoltarmi e a rispondere al mio corpo in modo corretto è stato molto appagante, vale veramente la pena lavorare sull"ascolto", è una vera fonte di ricchezza;io vi ho visti lavorare da "fuori" e credimi non ho mai avuto la sensazione che tu sia stata invadente, anzi...ti muovi in "punta di piedi" e la tua voce è una carezza!Ti auguro giornate serene nell'attesa di poterti riabbracciare!

mazzinga ha detto...

allora, se devo essere onesto questa volta penso di non farcela neanche io pensa, vale abbiamo lo stesso personaggio che fortuna ,ora dobbiamo aiutare gli altri a trovare il loro , cerco di fare il simpatico,ma non e che mi viene sempre bene ora passiamo a noi bella foto andrea , penso di aver trovato una storia per il mio personaggio ma come sempre non sono tanto sicuro che vada bene ma poi vedremo lunedi perche scriverla.........forse perche non ne sono tanto capace ma......un abbraccio a presto

Valentina ha detto...

MOLTI PENSANO

Molti pensano che noi ci diamo da fare
nelle faccende più peregrine,
ci affatichiamo in strane imprese
per saggiare le nostre forze o darne la prova.
Ma in realtà è più nel vero chi ci pensa
intenti semplicemente all’inevitabile:
scegliere la strada più dritta possibile, vincere
gli ostacoli del giorno, evitare i pensieri
che hanno avuto esiti cattivi, e scoprire
quelli propizi, in breve:
aprire la strada alla goccia nel fiume che si apre
la strada in mezzo alla pietraia.
BERTOLT BRECHT

Fabio,non è vero che non sei in grado di scrivere la tua storia..non esiste uno standard,l’importante è cercare di comunicare con qualsiasi linguaggio. Quando ci destreggiamo sul palco,cerchiamo di trasmettere una storia un principio un pensiero, al pubblico che è venuto a guardarci e abbiamo imparato che non esistono interpretazioni topiche:si da vita a quella parte di personaggio che è in ciascuno di noi..lo facciamo bene?lo facciamo male?non è questo lo scopo del lavoro che abbiamo fatto. Non bisogna privarsi di alcun tipo di linguaggio solo per il timore di non riuscire a fare bene..
Esempio:non cade il mondo se si sbaglia a coniugare un congiuntivo,chi stigmatizza queste cose è uno di quei mostruosi bigotti che vuole sottomettere la scrittura alla forma,privandola del suo più importante e principale compito:la comunicazione (pensate a quanti non la usano poiché, a causa di affermazioni del genere, si sentono “inadeguati” e “incapaci”). Ovviamente lo stesso discorso può essere fatto per il parlato.
La cosa drammatica è che il mondo che ci circonda cerca in tutti i modi di chiudere le ali alla diversità.
Il teatro mi ha fatto un dono immensamente grande:mi ha tolto la paura di esprimermi,mi ha tolto da uno stato di auto-repressione.
Io faccio fatica a parlare a voce perché non mi vengono le parole;a causa di questo,genitori maestre e professori mi hanno rimproverato fin dall’infanzia e io avevo ridotto la mia comunicazione orale al minimo necessario. Io credo che sia a causa di questo che a volte la mia voce è come se “morisse in gola”,però adesso io parlo..non lo farò bene ma sono,finalmente,consapevole di esserne capace! Come aveva ragione Focault!

CORNI DA CACCIA
La nostra storia è nobile e tragica
Come la maschera d’un tiranno
Né drammi audaci o ammaliatori
Né indifferenti minuzie patetici i nostri amori

E Thomas de Quincey succhiando
L’oppio veleno dolce e casto
La povera Anna andava sognando
Passiam passiamo ché tutto passa
Mi volterò all’indietro spesso

Sono i ricordi corni da caccia
Il cui bruito muore nel vento
GUILLAME APOLLINAIRE

A molto presto,spero!
Valentina