Per interrogarci
chi siamo gli uni per gli altri
nell'ambiente sociale del teatro
per sciogliere i nodi
che conducono alla miseria
per stenderci
attraverso il tavolo del pubblico
come portate ad un banchetto
per metterci in moto come un vortice
che trascina in azione lo spettatore
per accendere i motori segreti del corpo
per attraversare il prisma
ed emergere come arcobaleno
per insistere che ciò che accade
nelle prigioni importa
per gridare "non in mio nome"
nell'ora dell'esecuzione
per spostarsi dal teatro alla strada
e dalla strada al teatro
questo è ciò che il Living fà oggi.
Ed è quello che ha sempre fatto.
Quello che ho riportato è un "pensiero poetico" di Hanon Reznikov, attore storico del Living Theatre, un teatro di tipo "sociale", soprattutto di "denuncia", nato in America agli inizi del Novecento ad opera di Beck Julian e Judith Malina.
Gli spettacoli venivano preparati in teatro e poi portati in strada, nelle carceri, negli ospedali...mi piace l'idea di un teatro che "si sposta" dal teatro alla strada per poi tornare in teatro, mi piace il "pensiero poetico" espresso da Reznikov.
venerdì 11 luglio 2008
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1 commento:
Io condivido pienemente! Ogni parola che ognuno di voi esprime incarna precisamente il mio pensiero, quello che magari rimarrebbe inespresso e inconsapevole, se non ci foste.
Ma voi ci siete, fortunatamente, ed io vi ringrazio perchè mi avete insegnato a vivere (vivere davvero, con intensità ed emozione!)ed ora siete l'aria che mi tiene in vita.
Grazie!
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